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Componenti: Carlo Focarelli (Coordinatore), Fabio Raspadori, Amina Maneggia, Raffaella Nigro, Benedetto Ponti

Oggetto: L’area tematica in oggetto si propone di studiare il rapporto tra privacy e new media sotto un duplice profilo: (a) rispetto della privacy degli individui in una nuova prospettiva della tutela dei diritti umani e (b) rispetto della “privacy” degli Stati, intesa come tutela delle informazioni riservate a fini di sicurezza nazionale. Si tratta di due ambiti di ricerca la cui attualità e importanza è oggi indiscussa. Il tema copre in particolare le aree dei diritti umani, dell’economia, della sicurezza e dell’infor­matica. Sarà analizzato da un team di docenti di diritto internazionale, diritto dell’Unio­ne europea, diritto costituzionale e costituzionale comparato, diritto amministrativo, sociologia della comunicazione, politologia, economia e informatica, coordinato da un Comitato scientifico. Il Laboratorio diffonderà i propri lavori online in lingua inglese, avvierà ricerche anche con esperti stranieri, e organizzerà incontri pubblici, seminari e convegni. Il focus del Laboratorio è giuridico-internazionale, lavorerà sull’esigenza di regole comuni agli Stati e a tal fine si avvarrà del pieno apporto delle discipline economiche, politologiche, sociologiche e informatiche.

Sotto il primo profilo, l’obiettivo dell’area tematica concerne lo studio degli aspetti più innovativi connessi al rispetto della privacy degli individui. Mentre infatti la tutela tradizionale della privacy partiva dall’esigenza di proteggere il singolo da intromissioni indebite dello Stato, si assiste oggi ad un fenomeno per certi versi opposto in cui sono proprio gli individui a mettere a disposizione e/o a vendere la propria privacy e dati personali in cambio di vantaggi (basti pensare a programmi televisivi quali “Il grande fratello”), se non proprio a desiderare di essere « sorvegliati » o almeno a trovarsi nella condizione di doversi far sorvegliare per vivere (ad esempio per pubblicizzarsi sul mercato del lavoro). Si stanno inoltre sviluppando tecniche di identificazione personale biometrici di vario tipo, come la scansione dell'iride, la lettura dell’impronta digitale (ormai anche su tutti gli iPhone 5S con il Touch ID), il riconoscimento facciale (al centro di polemiche soprattutto per i Google Glass) e da ultimo l’odore corporeo. D’altra parte, su Internet le imprese acquisiscono un gran numero di in­for­mazioni personali (attraverso cookies, tracciamenti della navigazione, acquisti via via effettuati online, ecc.) lasciate dagli utenti senza saperlo o senza che siano sufficientemente consapevoli delle conseguenze pratiche sul piano sia individuale che collettivo, e che consentono di ricostruire profili individuali e di conoscere, elaborare e pilotare le scelte personali, anche a fini elettorali. Come è noto la disciplina più avanzata, oggi in fase di revisione, sulla protezione dei dati personali è quella dell’Unione europea. Il Laboratorio intende tra l’altro contribuire ai lavori istituzionali in corso nell’Unione europea relativi al nuovo regolamento sulla protezione dei dati personali e in altre organizzazioni internazionali (come l’Unione Internazionale delle Telecomunicazioni) e all’evoluzione della giurisprudenza in materia, già significativa ma in forte crescita e articolazione, delle Corti internazionali sui diritti umani.

Sotto un secondo profilo, il rispetto della “privacy” è sempre più invocato dagli stessi Stati contro individui o associazioni che acquisiscono e diffondono informazioni riservate ritenute necessarie alla tutela della sicurezza nazionale ovvero dagli Stati nei rapporti inter se a medesimi fini, ad esempio nell’attività di contrasto al terrorismo internazionale. Basti pensare in questo senso ai recenti sviluppi di Wikileaks e allo scandalo del Datagate. Si tratta di fenomeni che hanno sollecitato l’in­te­resse degli Stati ad una regolamentazione internazionale precisa in grado di imporre limiti efficaci alle attività di “spionaggio” in rete. Per contro, nell’ottica democratica e della rule of law rileva il diritto dell’opinione pubblica di essere informata circa attività e politiche condotte, anche segretamente, dagli Stati, da un lato sancita da norme costituzionali e dall’altro da bilanciare con altre esigenze anch’esse costituzionalmente protette (come il “segreto di Stato”). Anche nel diritto internazionale diverse norme vietano o sfavoriscono in vario modo la « diplomazia segreta » e in particolare i trattati segreti (ad esempio sullo scambio delle informazioni acquisite). Le potenzialità di acquisizione e diffusione di dati e informazioni offerte dai new media pongono dunque delicate questioni di bilanciamento tra l’interesse degli Stati a conservare la segretezza delle attività di monitoraggio e controllo nei confronti di individui e governi (persino alleati o amici) e il diritto degli individui, così co­me l’interesse degli Stati “spiati”, a conoscere e contrastare le attività statali di “spionaggio”.

Un aspetto da segnalare, in merito alle potenziali ricadute sul territorio del campo di indagine del Laboratorio, concerne la concreta prospettiva dell’introduzione anche in Umbria di un sistema di e-procurement regionale, similmente a quanto è già stato realizzato in altre regioni italiane in attuazione  dell’Agenda digitale per l’Europa. A questo riguardo la Regione Umbria — nell’ambito del Progetto ReUe (Regioni e Unione europea), attuato congiuntamente dal nostro Dipartimento (sotto la responsabilità scientifica del prof. Fabio Raspadori) e dalla Regione Umbria — sta predisponendo un Piano d’azione per lo sviluppo e la promozione dell’e-procurement (approvvigionamento elettronico) e dell’e-invoicing (fatturazione elettronica) nella Regione. Nel contesto di questa iniziativa, le risultanze dell’indagine sulla privacy nei new media apporteranno elementi indispensabili per la predisposizione di un soddisfacente Piano d’azione sugli appalti elettronici. Disporre, infatti, di un chiaro e corretto quadro giuridico in merito al contenuto dei dati che posso essere utilizzati e delle modalità del loro utilizzo nelle procedure di e-procurement costituisce un aspetto di centrale rilievo per la definizione di una regolamentazione di qualità.

In sintesi il Laboratorio intende studiare aspetti quali: l’esistenza di un diritto dell’individuo alla pri­vacy nell’era dei new media e il significato di privacy come tutelata delle norme internazionali e dalla giurisprudenza internazionale sui diritti umani; e l’emergenza di un diritto alla riservatezza degli Stati inteso come tutela di informazioni riservate ritenute necessarie per garantire la sicurezza nazionale, e in definitiva dei singoli individui; il rapporto tra privacy in genere e protezione dei dati personali in particolare; il rapporto e le interazioni tra diritti contrapposti e valori sottostanti; sul versante economico: Big Data, multinazionali dell’informazione e loro rapporti con i governi, “privacy business”, pubblicità comportamentale online, outsourcing dell’elaborazione dati all’estero, concentrazioni di potere nei servizi informatici, ecc.; sul versante della sicurezza: intelligence, cyber security, Wikileaks, Datagate; sul piano dei diritti umani: privacy, protezione dei (e accesso ai) dati personali, privacy e libertà di espressione, diversità culturale, (in)adeguatezza del consenso informato, diritto all’oblio, ecc.

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